Tarallificio Santa Rita: una scommessa vincente

È iniziata quasi per caso la storia del Tarallificio Santa Rita che da Nichelino (To) è da poco approdato in via San Secondo a Torino.

Il nuovo negozio è con produzione a vista e qui si possono acquistare i cinque formati di taralli preparati dalle abili mani di Michelina Ciccone che da Cerignola (Fg) ha portato le ricette delle nonne pugliesi sulle tavole di questa città. La sua esperienza nel campo dell’arte bianca ha incontrato il palato del compagno e degli amici e così, di lì a poco, quello che era un passatempo domestico si è trasformato in una vera e propria attività.

Complice Edilberto Ceria, imprenditore torinese che proviene da un altro settore, ma che ha deciso di credere in questa avventura proprio per il sapore e la genuinità dei prodotti realizzati.
Aperto a fine 2016 il Tarallificio si è dunque spostato nel capoluogo piemontese dove sforna nei formati tarallo allungato, tarallucci, tozzetti, nodini e grissinotti diverse tipologie di prodotti.
L’impasto è sempre il medesimo: farina di tipo 0 o integrale, olio extravergine di oliva, vino bianco dal gusto tenue per ammorbidire la lavorazione, sale e poco lievito.

 

Il risultato? Dodici tipologie di gusti che spaziano dal classico a quello con semi di finocchio, dal peperoni e cipolla al rosmarino, dai taralli con pepe, con olive, con sesamo o con aglio fino agli impasti con semi e cereali o con farina appunto integrale.

L’ultima novità del Tarallificio si chiama grissinotto: “È la mia sfida personale  – commenta Edilberto Ceria, piemontese appassionato di questo prodotto proveniente dal Sud Italia – realizzare questi piccoli grissini di appena 12 cm con l’impasto del tarallo. Spesso il grissino viene svilito sul mercato con l’utilizzo di molto strutto e materie prime non sempre eccellenti: per questa ragione e per il forte legame con la mia terra d’origine ho deciso di proporre una variante  semplice e genuina che sono convinto possa avere un bello spazio sul mercato”.


Ma qual è la magia di questi taralli? “Diciamo che il rapporto che qui in città, in generale, noi piemontesi abbiamo sempre avuto con i taralli è stato legato a prodotti industriali, senza personalità. Quando ho assaggiato quelli di Michelina ho capito che potevano essere un’altra cosa: erano ricchi di sapore, a partire da quello del  grano, e anche il gusto dell’olio non era assolutamente invadente. Ho quindi deciso di scommettere insieme a lei e al suo compagno su questo progetto che si sta espandendo e che ci ha portato, sino a ora, a essere molto soddisfatti dei risultati ottenuti”.

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